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Palazzo Barbazzi prende il nome dalla famiglia che lo fece realizzare nella seconda metà del XV secolo. II capostipite della famiglia, Andrea di Antonio di Bartolomeo da Messina, detto il Barbazza, cominciò i lavori di costruzione a partire dal 1460, quando acquistò alcune abitazioni sotto l'antica parrocchia di Sant'Andrea degli Ansaldi.
Giunto a Bologna da Messina per studiare Medicina, il Barbazza si indirizzò ben presto verso lo studio della Legge e divenne un famoso giurista e lettore dell'antica Università bolognese. Si sposò con Margherita Pepoli e diede origine a una numerosa e illustre famiglia. Gli eredi di Andrea Barbazza si occuparono, un secolo più tardi, della decorazione interna del bel palazzo. ll salone delle feste e una sala attigua vennero impreziosite, verosimilmente tra il 1570 e il 1590, da due fregi narrativi ancora perfettamente conservati.
Le pitture del salone d'onore raccontano, in sedici episodi, le Storie di David, l'eroe biblico al quale viene attribuito il significato metaforico di homus novus. Nel XVI secolo i cicli pittorici monumentali nascevano non solo per decorare gli ambienti, ma soprattutto per veicolare un messaggio che il proprietario del palazzo intendeva trasmettere ai suoi ospiti. Qui ci troviamo di fronte alla volontà, da parte degli eredi del Barbazza, di legittimare il rango sociale raggiunto dalla famiglia paragonando la vita di David, umile pastore divenuto re d'Israele, alla vita di Andrea Barbazza che, come povero studente giunse a Bologna ma che, solo con le sue forze, riuscì a crearsi un'importante carriera che gli garantì fama e onori tanto da permettergli di ottenere la cittadinanza bolognese e di imparentarsi con una delle più importanti famiglie della città, i Pepoli.

La seconda sala, invece, è decorata con Storie dei Patriarchi raccontata in otto scomparti accompagnati da riquadri a grottesche. Anche questa volta è possibile rintracciare un parallelismo tra la storia di Abramo, al quale Dio promise una nuova terra, una nuova stirpe e una grande fama, alla vita di Andrea Barbazza che, lasciata la sua terra natia, divenne capostipite di una famiglia numerosa e importante. I soffitti, entrambi a cassettoni, mettono in scena un variegato repertorio di arti liberali, divinità, paesaggi e grottesche.
La decorazione delle sale è stata attribuita alla mano di Cesare Baglione (metà XVI sec. 1615 ca.) con ampi aiuti da parte della sua bottega. Baglione è un artista manierista che lavorò soprattutto a Parma e a Bologna, dove è ricordato alle dipendenze dei Magnani, del Paleotti e dei Malvezzi. Il suo modo di lavorare veloce, senza studi preparatori e con ampio uso della bottega, lo rese un pittore molto prolifico tanto da far dire al Malvasia nella Felsina Pittrice: "non trovandosi Chiesa, non edificio, non palagio, non casa privata, ov'ei non ponesse le mani". Cesare Baglione è ricordato per la sua abilità nella rappresentazione di paesaggi, protagonisti anche nei fregi di palazzo Barbazzi, dove sembra che le figure umane vi si trovino quasi per caso, ma soprattutto per la maestria con la quale realizza la decorazione a grottesche: un tratto molto elegante lo porta a creare mondi fantastici di figure alate, uccelli, festoni, frutti, nastri, conchiglie, fiori, draghi, anfore, mascheroni e pietre preziose.

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